Qual è la peculiarità della manipolazione dell’argilla (clay-work) che la differenzia rispetto ad altre forme d’arte?
L’esperienza tattile di manipolazione dell’argilla e la possibilità di creare oggetti tridimensionali osservabili da diverse angolazioni, può favorire il contatto con il proprio mondo interiore e con aspetti poco consapevoli di sé, aumentare la percezione della propria auto-efficacia, facilitare i processi di regressione catartica in terapia (Sholt e Gavron, 2006). Il lavoro con l’argilla inoltre può agevolare un’espressione emotiva ricca e profonda, accompagnare e migliorare la comunicazione verbale, promuovere il contatto con materiale inconscio, facilitare il lavoro terapeutico a livello proiettivo e simbolico (Sholt e Gavron, 2006).
La manipolazione della creta, infatti, comporta un’esperienza tattile molto intensa e potente. È possibile modellare il materiale compiendo moltissimi tipi diversi di movimenti, che lasceranno un segno visibile su di esso, modificandone la forma e l’aspetto in innumerevoli modi.
Poiché il tatto è uno dei primi canali comunicativi utilizzati dagli esseri umani, il clay-work facilita l’accesso ad una modalità di espressione molto antica, che risulta centrale nei primi anni di vita, quando il linguaggio verbale non è ancora sviluppato. In questo modo è possibile lasciar parlare il corpo e le sue memorie più antiche, codificate mediante il tatto e i movimenti, permettendo all’organismo di raccontare, attraverso il linguaggio non verbale, le modalità relazionali apprese in infanzia e di cui ognuno è portatore.
Bibliografia Sholt M., Gavron T. (2006), Therapeutic Qualities of Clay-work in Art Therapy and Psychotherapy: A Review, Journal of the American Art Therapy Association, 23(2), 66-72.